WWW.ORTOPEDIAETRAUMATOLOGIA.IT

OSTEOSINTESI MINIINVASIVA CON PLACCA

 

LA MINIINVASIVITA' IN CHIRURGIA

Fig. 1 Protesi d'anca miniinvasiva eseguita presso l'Istituto Policlinico di San Donato Milanese dal

Dr. Filippo Randelli. La cute non deve essere il primo pensiero del chirurgo che vuole essere miniinvasivo.

Piuttosto è importante salvaguardare ciò che sta al di sotto e poi, perchè no, anche la cute.

Da qualche anno in tutto il mondo chirurgico c'è una spinta per tentare di ridurre al minimo la mortificazione chirurgica dei tessuti . E' stato coniato all'uopo il termine "miniinvasività". La miniinvasività è stata però spesso interpretata da molti come fine a se stessa, senza carpirne il vero significato. Altri hanno sfruttato l'impatto mediatico del termine trasmettendo un falso messaggio ai pazienti come se un intervento miniinvasivo non fosse un intervento chirurgico e non avesse complicazioni. Cosa assolutamente non vera, anzi. Il concetto di miniinvasività è tutt'altro. La miniinvasività in chirurgia è il tentativo di ottenere il massimo risultato possibile con il minimo sacrifico possibile di strutture funzionali al nostro meccanismo biologico. La cute, in quanto tale, è il meno nobile dei tessuti ai fini funzionali e, il semplice piccolo taglio cutaneo, fine a se stesso, non è miniinvasività. Anzi, se non si seguono criteri precisi, spesso un piccolo taglio cutaneo provoca una maxiinvasivita dei tessuti sottostanti con un incremento esponenziale delle complicazioni e dei cattivi risultati funzionali. La miniinvasività non deve essere fine a se stessa ma avere uno scopo preciso. Nel caso della traumatologia il concetto di miniinvasività è sempre stato tenuto in grande considerazione. Una frattura è, di per se stessa, un momento invasivo sul nostro organismo. I traumatologi, da anni consapevoli di questo, hanno cercato di ridurre il danno iatrogeno (chirurgico) aggiuntivo sviluppando tecniche "miniinvasive" ben prima che il termine fosse coniato. Il chiodo endomidollare, i fissatori esterni, la chirurgia atraumatica e la sintesi miniinvasiva con placche a scivolamento ne sono la prova tangibile.

 

L'OSTEOSINTESI MINIINVASIVA CON PALCCA

L'OSTEOSINTESI è il termine con cui noi ortopedici indichiamo la stabilizzazione di una frattura ossea tramite ausili (quasi sempre metallici, titanio etc.) inseriti chirurgicamente a livello dell'osso fratturato.

Per RIDUZIONE DI UNA FRATTURA intendiamo il ripristino alla forma pre-fratturativa dell'osso fratturato. La riduzione è riservata chiaramente solo alle fratture scomposte in cui l'osso ha perso la sua forma originale e i monconi di frattura sono variamente orientati tra loro.

L'osteosintesi miniinvasiva con placche ha lo scopo di ridurre il danno vascolare a livello della frattura che non viene esposta chirurgicamente dal chirurgo. Inoltre viene rispettata maggiormente la parte tegumentaria in qualche caso già compromessa dal trauma. è riservata solo a taluni tipi di frattura:

 1. Fratture in prossimità di un'articolazione (in cui un chiodo non potrebbe far presa)

 2. Fratture di ossa lunghe in cui la cute a livello dell'inserimento di un chiodo è particolarmente   contusa.

 3. Fratture in taluni tipi di pazienti politraumatizzati.

TECNICA

La frattura può essere ridotta o tramite manovre esterne o tramite la placca, una volta inserita. Io preferisco ridurre la frattura prima e mantenere la riduzione con una sorta di fissatore esterno ideato dal gruppo di studio per l'osteosintesi (grande distrattore della AO)(fig.1)

 

Fig.1 Grande distrattore della AO posizionato su un paziente politraumatizzato

con trauma toracico e frattura diafisaria di femore. In alto a destra il controllo

 radiografico intraoperatorio della riduzione dei due frammenti principali.

 

Si passa quindi a praticare una piccola incisione un po' più in alto rispetto alla frattura e si misura una placca. (Fig.2)

Fig.2 Piccola incisione e misurazione della placca in titanio.

 

La placca viene quindi fatta scivolare sotto i tessuti molli fin sotto la frattura ad una giusta distanza (Fig.3)

Fig.3 Scivolamento di placca tiabiale sottocutanea.

A questo, dopo un ultimo controllo della riduzione e del posizionamento della placca, vengono inserite le viti previa fresatura dell'osso con appositi cannocchiali avvitati e cannulati (Fig 4)

Fig. 4 Placca sottocutanea tibiale con cannocchiali cannulati per la fresatura delle viti.

Concluso l'intervento si esegue un controllo radiografico(Fig5). Il carico, cone questa metodica, viene concesso solo parzialmente all'inizio. Con successivi controlli radiografici e clinici si aumenta la concessione del carico fino a guarigione.

Fig.5 Radiografie di frattura trattata con placca miniinvasiva sottocutanea per frattura tibiale

 

LINK A SITI DI TRAUMATOLOGIA

Web Master: Dr. Filippo Randelli

Per informazioni ulteriori e

consulti on-line  cliccate qui